
GianLuigi Rondi, classe 1921, è il nuovo presidente della Festa del Cinema di Roma.
Ah, l'Italia...
La cattedra di Archeologia e Storia dell'Arte Greca e Romana dell'Università degli Studi di Catania, diretta dal Prof. Filippo Giudice, organizza, in collaborazione con l'Amministrazione Regionale dei Beni Culturali, un convegno dal titolo "Veder greco a Kamarina dal Principe di Biscari ai giorni nostri", che si svolgerà, dall'11 al 14 giugno, a Catania, Vittoria e Ragusa, con visita del Museo Civico di Catania e dei Musei Archeologici di Kamarina, Siracusa e Ragusa, le cui collezioni ospitano vasi attici e terrecotte provenienti da Kamarina.
Simbolicamente, il convegno sarà inaugurato, mercoledì11 giugno alle 17, con l'intervento del Magnifico Rettore e del Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, presso il Castello Ursino, che ospita la collezione raccolta nel Settecento da Ignazio Paternò di Biscari, il primo a condurre indagini archeologiche a Kamarina.
I lavori saranno introdotti dagli Accademici dei Lincei proff. Antonino Di Vita, Giuseppe Giarrizzo e Paola Pelagatti. In contemporanea con il convegno, sarà presentato il volume "Veder greco a Kamarina dal Principe di Biscari ai giorni nostri", che contiene il catalogo di tutti i vasi attici provenienti da Kamarina e conservati in vari musei italiani e stranieri. Il catalogo è preceduto da una raccolta di saggi di studiosi europei ed extra-europei, che affrontano vari aspetti dell'archeologia camarinese, con particolare riferimento alla ceramica attica figurata e alla coroplastica. Le relazioni presentate nel corso del nutrito convegno saranno raccolte in un secondo volume, che si prevede di pubblicare in coincidenza con una mostra organizzata dal Museo Archeologico Regionale di Kamarina con i prestiti dei musei che ospitano vasi camarinesi.
Why does the sun go on shining?
Why does the sea rush to shore?
Don't they know it's the end of the world,
`cause you don't love me anymore?
Why do the birds go on singing?
Why do the stars glow above?
Don't they know it's the end of the world?
It ended when I lost your love.
I wake up in the morning and
I wonder why ev'rything's the same as it was.
I can't understand, no I can't understand,
how life goes on the way it does!
Why does my heart go on beating?
Why do these eyes of mine cry?
Don't they know it's the end of the world?
It ended when you said good-bye.
Mi guardo attorno e tutto muta e cambia con una velocità e un'asprezza ai limiti dell'assurdo. E non posso oppormi a questo fiume in piena, a questo Tsunami.
In tutto ciò non scorgo più la mia cara coerenza. No, non è una religione o una filosofia a negarmi la validità etico-morale della "coerenza" tanto amata: è l'esperienza sensibile che me lo insegna, che me lo impone.
Tutto è un incoerente e strambo flusso di cambiamenti ritorni abbandoni e ammucchiate la cui ratio è lungi dall'essere compresa.
Forse è necessaria una mente effettivamente non umana per giustificare e sublimare tutto questo strambo procedere dell'universo che ci circonda.
Ma io intanto non sento l'esigenza di adeguarmi, e guardo con nostalgia a quello che è stato quel lontano pomeriggio di febbraio e che mai sarà più. A quel che eravamo noi, tutti noi, e che mai più saremo.
Non confido nel mito dell'eterno progresso. Ma spero tanto nel mio caro codardo Ritorno.